Tag: diario

  • Bigoli e tiramisù

    When I visited Treviso, Venice, Padua, and—quite by accident—two other places last November, I kept a sort of travel diary in Italian. Writing in a language other than my mother tongue is challenging indeed. At the same time, it’s wonderful, because I feel and think differently in Italian. Therefore, I ask you to overlook any minor inconsistencies and join me on a journey to beautiful Veneto.

    By the way: Bigoli is a type of delicious pasta that’s typical of Padua, and the world-famous tiramisu comes from Treviso. I’ve never had any as good as the one there.

    Un po’ di nebbia

    Stasera. Una notte. Vorrei fermarmi di più.

    È particolare fermarsi solamente per una sera. Una sera, una notte e una mattina.

    Poi Padova. Pasta e Padova.

    Posti nuovi, notturni e bianchi.

    Una luce lampeggiante

    Ho caldo. Indosso il piumone pesante, i guanti e la cuffia di lana. Non trovo l’uscita. Io ed un’altra signora austriaca, turista come me, ci perdiamo e facciamo dei giri strani. Entro in biglietteria. Qui a quest’ora ancora lavorano. Chiedo indicazioni per l’uscita. Una richiesta strana. Ma l’impiegata mi risponde gentilmente e mi fa il segno di chiudere la porta, per favore. Lei non sente tutto questo caldo.

    Finalmente sono fuori. Lavori in corso. Dove sono le strisce? Dov’è il semaforo? Aspetto il momento opportuno per non essere investita davanti la stazione di T. e attraverso… che coraggiosa che sono.

    Cammino verso il fiume, praticamente al buio. Mentre passo, un lampione stradale lampeggia. Poi, come se niente fosse torna a comportarsi normalmente, illuminando un po’ in giro. C’è anche del silenzio, interrotto dal suono di una campana. Benvenuta, mi dice. Arrivo prima del previsto. Forse in Italia si cammina più piano per contemplare meglio.

    Il custode del B&B mi accompagna in camera. Il tragitto sembra infinito. Entriamo, usciamo, tutto dritto, poi una porta che ‘si prega di non sbattere’, un salone con una ragazza che guarda la TV, una poltrona e una sala per la colazione.

    All’improvviso davanti a me c’è questo nome; su un calendario con tutti gli onomastici di questo mese.

    Terzo piano. Un’altra porta che ‘si prega di non sbattere’. Il corridoio e, finalmente, la 306. Buonasera.

    “Ciao, ciao” dice il custode.

    Montebelluna

    Confondo i pullman e invece di Padova vedo neve, montagne, vigneti e un freddo sole dietro nuvole molto bianche. Arriviamo a Valdobbiadene. Ma devo tornare.

    Montebelluna, stazione ferroviaria. Un ragazzo fischia quando vado in bagno. Non so se mi sta facendo un complimento o se sta avvertendo l’altro di spostarsi dai bagni. Non ha nessuna importanza.

    Tracce di sangue nel lavandino. Cielo rosa bellissimo. Fischia anche quando esco dal bagno. Ho bisogno di un caffè.

    Notte a Padova

    Centro città. Sono in un locale dove quasi tutti prendono il vino. Bevo il caffè e la coppia accanto a me ordina la cioccolata calda. Ci sono i prezzi sulle bottiglie di vino.

    È entrato Ettore che ha tre anni. Quel tre lo fa vedere con entrambe le mani. Così ne ha anche sei. Sei bellissimo, dice la signora della cioccolata calda.

    A Dios Lo Piedo

    Mi sono rifugiata in un bar con la cioccolata calda e musica reggaeton alta, che sembra venire da molto lontano. Sento il ritmo, che mi fa stare bene. Di pomeriggio ero a Venezia. Simpatica, invernale, umida e modesta.

     “Vuole prendere qualcos’altro?” Sì, ma non qui. Mi potrebbe mettere la musica reggaeton in una bustina da asporto?

    Mi trovo nuovamente di fronte al famoso ascensore. Questa volta non vedo il calendario rosa. Vedo una donna con una bambina neonata in braccio. “Buongiorno”, mi saluta, anche se fa buio. Si prepara una camomilla, la guardo e mi sorride, come se ci conoscessimo o come se fosse contenta di vedermi. Di vedere me e di avere questa bellissima bambina con la coperta rosa, nata poche settimane fa. Buongiorno.

    Vivo il giorno regalato perché ho deciso di passare un’altra notte in questa città.